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Il pm che chiedeva consiglio ai maghi


C’è un magistrato napoletano che domani dovrà rispondere davanti al Csm di un addebito imbarazzante: l’aver chiamato dal cellulare del turno di servizio ad uno dei tanti “899” per consultare una cartomante. Una storia di tarocchi e previsioni del futuro cui il pm Claudia De Luca, secondo la prospettazione dell’accusa, avrebbe fatto ricorso gravando, con ciò, sulle casse dell’erario.
I costi per questo tipo di «divertissement», si sa, fanno immediatamente schizzare alle stelle le bollette: e quando a farlo è un magistrato, ecco che il problema si raddoppia. Come, al tempo stesso, si raddoppiano le perplessità di chi viene trascinato in estemporanei interrogativi: non è che il pm si affidava alla maga telematica pure per le indagini che svolgeva visto che in poco tempo ha chiamato la bellezza di 65 volte al servizio di cartomanzia? Voleva conoscere il proprio di destino, oppure immaginava che qualcuno le svelasse l’identità di un colpevole? Se ne sentono di ogni tipo sulle stravaganze del sistema giustizia, in fondo non meraviglierebbero troppo neppure queste scherzose illazioni: di certo la questione sarà più complicata di quanto appaia.
Fatto sta che il Pg della Cassazione ha chiesto alla Commissione disciplinare la condanna per la De Luca. Non solo per il danno erariale conseguente al traffico telefonico «illegittimo» ma perché il gestore del servizio, avendo registrato volumi anomali di chiamate verso quel tipo di numerazione, aveva sospeso la linea, rendendo difficilmente reperibile l’allora sostituto procuratore in caso di necessità di servizio.
Claudia De Luca, al tempo dei fatti (siamo nel 2003) era pm a Potenza. Oggi lavora a Napoli, dove è stata trasferita pochi anni fa in seguito al coinvolgimento nel verminaio della procura lucana che tanta eco suscitò per le imprese dell’allora pm di Catanzaro, oggi sindaco di Napoli, Luigi De Magistris all’incrocio dell’amico-collega Henry J. Woodcock. Una storia intricata che ancora oggi spiega effetti contraddittori e, per certi versi, inquietanti. Fu proprio De Magistris a colpire De Luca all’epoca del celeberrimo flop di “Toghe Lucane” (oggi, per le ragioni appena accennate, a Potenza è in corso la sua fotocopia, “Toghe Lucane bis”): non c’erano solo le 65 telefonate al cartomante ma, sempre sul telefono del turno di servizio, anche 15mila contatti con numeri privati e col marito in due anni circa. Per questo Claudia De Luca è stata condannata in primo grado a 18 mesi dal tribunale di Catanzaro e poi assolta in Appello.
Ora gli effetti pratici di tutto ciò cominciano a riverberarsi, seppur con la tipica celerità delle cose di giustizia italiane, a distanza di circa 10 anni: curiosa la circostanza che ciò avvenga mentre è in servizio nella città amministrata dal suo nemico numero 2 e, ancor di più, nella procura dove lavora il nemico numero 1. Cioè quel Woodcock attorno al quale, a sua volta, indagava la stessa De Luca all’epoca della presunta struttura parallela di polizia giudiziaria contestata al pm dei Vip. Un manicomio, insomma. E chissà se una cartomante sa come andrà a finire una volta per tutte.



Data:  Venerdi  7  Giugno  2013

Fonte: Peppe Rinaldi (dal quotidiano