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SANREMO.59: UN SOGNO PER FAR CASSA?


Alla base di tutto c’è il sogno di quasi 500 artisti di poter provare a conquistare il palco di Sanremo, anche senza santi in paradiso. Un sogno infranto da un meccanismo perverso di televoto, che sembra avere come unico scopo quello di “fare cassa” alle spalle dei giovani artisti.

In questa 59/ma edizione per la prima volta, una “categoria giovani” è stata relegata sul web (qui il sito per votare) con un concorso “democratico”, affidato al popolo della rete. Cento artisti in versione video a sfidarsi a colpi di televoto, per decretare chi salirà sul palco dell’Ariston. Una sorta di reality della musica fatto di facce semi sconosciute e di canzoni inedite.

Poteva essere in effetti una bella occasione, una vetrina importante per chi è relegato dalle logiche del mainstream a vivere la musica ai margini. Ma poi il regolamento, modificato in corsa diverse volte rispetto alla prima stesura, ha trasformato la favola in una sorta di farsa grottesca, che vede i “giovani artisti” trascinati in un gioco d’azzardo dove l’unica possibilità di restare in gara è rialzare continuamente la posta.

Perché la gara, iniziata lunedì 19 gennaio, è di fatto abbandonata a se stessa sul web, senza una seria promozione da parte della Rai verso il grande pubblico e con le uniche iniziative affidate alla fantasia dei concorrenti e dei loro sostenitori. Come se non bastasse, il televoto, che secondo un criterio logico doveva essere limitato ad un solo voto giornaliero per ogni utente, è stato allargato a dieci telefonate giornaliere, con l’unico evidente scopo di “fare cassa” alle spalle degli artisti e di parenti, amici e fan, coinvolti in una corsa all’autovoto.

Lo stesso regolamento non specificava che al termine della prima fase il voto sarebbe stato azzerato e questo ha spinto tutti a consumare schede telefoniche in migliaia di telefonate e sms. Perché è di questo che parliamo. Un dato certo e ufficiale non c’è, ma da un sondaggio tra i partecipanti, risulta evidente che la cifra giornaliera complessiva di voti non dovrebbe essere lontana dai 40-50mila voti. E considerato che ogni voto costa 75 centesimi di euro, risulta evidente che alla fine della gara ci sarà un solo vincitore, e sarà il beneficiario dei proventi derivanti dal televoto, che dopo quattro settimane di concorso potrebbero ammontare a diverse centinaia di migliaia di euro.

Le varie associazioni di etichette indipendenti hanno provato, prima e durante la competizione, a chiedere all’organizzazione del Festival di distribuire una percentuale, se pur minima, agli artisti coinvolti, in una sorta di rimborso per le spese sostenute, ma la risposta (verbale) è stata che i soldi restano ai gestori di telefonia. Così, considerato che versioni ufficiali sulla questione non ce ne sono, resta da chiedersi se sia corretto che la Rai, servizio pubblico, si renda complice di una simile operazione, che in altri paesi sarebbe definita senza timore “truffa”.

Raccogliendo le richieste di artisti ed etichette, un atto di rispetto e dignità da parte della Rai e degli organizzatori del Festival, potrebbe essere quello di rivedere le regole già dalla seconda fase di gara riducendo il numero di voti per utenza, rendendo trasparente e pubblica la destinazione dei proventi derivanti dal televoto e magari riconoscendo a chi tutto sommato rende possibile questo concorso, ovvero artisti ed etichette, una percentuale


Data:  Domenica  25  Gennaio  2009

Fonte: Kataweb