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Truffa Telecom di 1 milione di euro: archiviazione per 12 indagati


ASCOLI PICENO. Archiviazione richiesta dal sostituto procuratore Adriano Crincoli e concessa dal gip Annalisa Gianfelice lo scorso 6 ottobre per 12 dei 29 indagati della maxi inchiesta scoppiata a marzo del 2007 su una presunta associazione a delinquere che avrebbe truffato anche la Telecom.


L´indagine è stata archiviata per Roberto Bernardini di San Benedetto del Tronto, Rolando Antonucci di Pescara, Paolo Guaglione di Barletta, Antonio Pezone, Fabio Di Giacomo di Montesilvano, Wolfango Mariani, Giulio Capone, Stefanina D´Amico, Andrea Mazzini, Gaspare Sambrunone, Giuseppe Lo Schiavo, Tiberio Lupacchini.
Secondo gli inquirenti la truffa partiva da Pescara, dalla mente operativa di Carmine Ciccarelli, il capo dell´intera operazione, per il quale restano in piedi le accuse mosse.
Il meccanismo in cui si operava era molto semplice: si attivavano in tutta Italia decine di nuove linee telefoniche fisse che a loro volta erano incaricate di «generare un notevole flusso di telefonate verso numeri a tariffazione speciale (899)», come avevano spiegato nel 2007 gli investigatori.
L´operazione venne denominata ´Hot line´ e dopo mesi di controlli e verifiche, scattò il blitz che impegnò circa 150 agenti in provincia di Ascoli, Roma, Napoli, Palermo, Perugia, Bari, Pescara, Chieti, Genova, Trapani, Arezzo e Teramo.
Gli indagati reperivano delle abitazioni in cui venivano attivate delle nuove utenze telefoniche Isdn: il fine ultimo era quello di chiamare utenze a tariffazione speciale.
Tutta l´operazione si serviva di veri e propri operatori telefonici il cui compito era quello di fare materialmente le telefonate.
Il loro compenso veniva calcolato in base al numero effettivo di chiamate fatte (pare 50 centesimi l´una). La tariffa verso le utenze 899, invece, poteva arrivare fino a 15 euro al minuto.
La Telecom, poi, doveva versare una somma oscillante tra il 60% e l´80% dell´importo fatturato ai titolari delle società di servizio a cui faceva capo l´utenza a tariffazione speciale.
Dopo un anno e mezzo, però, per metà degli indagati il gip ha ritenuto infondata la notizia di reato. In alcuni casi pare si sia trattato di veri e propri abbagli: nel caso di Antonio Pezone, ad esempio, è stato dimostrato che il numero telefonico utilizzato dalla società di cui era titolare era stato ceduto ad un´altra società. Nel caso di Giuseppe Lo Schiavo il pm nella richiesta di archiviazione parla di un errore in quanto un altro indagato si era spacciato per lui.
Per Lupacchini, Capone, Guaglione, non ci sono invece elementi sufficienti per sostenere l´accusa.
Anche per Antonucci, che ha scontato anche due giorni di arresti domiciliari, le accuse sono cadute.

Data:  Mercoledi  5  Novembre  2008

Fonte: primadanoi.it